Understatement

Per te che vedi la poesia nelle cose

Pubblicato da under su 8 Novembre 2009

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Prende in mano oggetti scompagnati – una pietra,
una tegola rotta, due fiammiferi bruciati,
il chiodo arrugginito del muro di fronte,
la foglia entrata dalla finestra, le gocce
che cadono dai vasi annaffiati, quel filo di paglia
che ieri il vento portò sui tuoi capelli, – li prende
e là nel suo cortile costruisce pressappoco un albero.
In questo “pressappoco” sta la poesia. La vedi?

Pressappoco.  G.Ritsos

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Camminare, parlare.

Pubblicato da under su 1 Novembre 2009

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Riconoscere la ricchezza in chi senti vicino,

non esiste valore più grande.

Pienezza in divenire, coscienza riflessa,

sogno, idea che si fa emozione.

Rendere concreta un’idea  può anche voler dire perderla,

saperne l’impossibilità, sentirne  il peso, 

ma è scritto, e la ragione non può evitare il rischio.

Vivere è sogno raggiunto e accumulato,

sogno vissuto e magari perduto,

sogno ancora e sempre da raggiungere.

 

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Oggi mi sembra un buon giorno.

Pubblicato da under su 25 Ottobre 2009

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Oggi mi sembra un buon giorno. Stupirsi di come sia possibile aver fiducia ancora, non è utile e forse è solo sbagliato. E quando tutto sembra concorrere alla distruzione, qualche segno forte ci indica che un fare contrario, un sentire diverso, esiste. Il più semplice e il più diretto. Più forte di qualsiasi disincanto, più forte di chi riuscirà a vincere. L’unico che riconosco come vero e auspicabile.

Il fare partecipato.

Oggi mi pare una buona giornata, e buona è stata la compagnia.

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Chimica potente

Pubblicato da under su 18 Ottobre 2009

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Se il mondo fosse visto solo dai chimici, ci verrebbe forse spiegata  la semplicità di ogni meccanismo. Se per ogni reazione del mondo, se per ogni fatto del mondo si conoscessero i reagenti, cioè gli antefatti, le condizioni di temperatura, le molecole coinvolte, le pressioni in gioco: sarebbe forse facile capire ogni cosa.

I meccanismi che guidano le cose e le spiegano mi affascinano: la chiamo la potenza della chimica, la potenza che è racchiusa nelle cose nel loro divenire. Questo è prevedere gli esiti e gli effetti prima di ogni altro, scoprire che da atomi diversi, diverse sono le cose che possono avvenire. E che basta cambiare le condizioni per mutare l’esito e la resa delle cose del mondo. E’ questa la gioia che si prova intuendo quali sono le chiavi del mondo. E’ un piccolo delirio di onnipotenza, ed è questo l’approccio che spesso mi trovo a usare normalmente: andare a scrutare nel piccolo, studiare il meccanismo, la combinazione delle cose e capire a ciò che la vita può arrivare. Ma i chimici sono  presuntuosi. Se molte cose possono spiegare e prevedere, non c’è combinazione di atomi conosciuta, non c’è temperatura nota, non c’è pressione prestabilita che possa prevedere davvero la miscela sporca e grezza che i sentimenti e la mente umana possono produrre.

La chimica potente qui inevitabilmente si ferma. E io che sono chimico sarò sempre condannato alla ricerca vana della mia formula più vera.

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Bilanci

Pubblicato da under su 11 Ottobre 2009

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Non ho poi così molte certezze, ma so bene che tutto quello che riesco a dare in uscita è sempre bilanciato da un grande valore in ingresso. Il problema è trovare il punto di equilibrio in alto. E se è così difficile trattenere le emozioni prodotte verso gli altri, difficile è domare tutto ciò che arriva. Valore, amore, affetto, desiderio, passione, partecipazione, compassione, vicinanza, interesse, ascolto: in quanti modi si può coniugare il valore.  E poi odio, antipatia, avversione, indifferenza, disprezzo: sono queste le voci attive e passive del nostro bilancio emozionale quotidiano. Il flusso di cose e sentimenti ci attraversa: se tanto riceviamo e perché tanto abbiamo dato. Se tanto desideriamo dare è perché tanto siamo pronti a ricevere.

Sono sempre sul punto di equilibrio, ma l’intensità e il valore delle cose le scelgo solo io. Non venite quindi a dirmi che ogni tanto si deve rallentare per tirare i bilanci, non lo farò mai. Non venite a dirmi che ci si deve fermare prima o poi, la posizione, per quanto scomoda la scelgo io. Lasciate che io sia sommerso di cose e altrettanto io farò verso chi mi è vicino. E a spinta reagirò con spinta, ad azione porrò reazione. Non c’è niente di ideale o in odor di santità, tutto questo è solo vero, sporco, instabile e imperfetto senso della vita.

Solo chi è fermo non rischia di cadere, ma non va da nessuna parte.

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Un saluto con le stelle

Pubblicato da under su 5 Ottobre 2009

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Nero e duro distacco
che io sopporto al pari di te.
Perché piangi? Dammi meglio la mano,
prometti di ritornare in sogno.
Noi siamo come due monti…
non ci incontreremo più a questo mondo.
Se solo, quando giunge mezzanotte,
mi mandassi un saluto con le stelle…

In sogno
Anna Achmatova

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Prima di ogni primaria

Pubblicato da under su 27 Settembre 2009

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“Sovversivo” mio malgrado. Rinnego la mia storia personale e rovescio il tavolo. Nell’inerzia totale della parte politica in cui credo di appartenere, mi trovo a dar fiducia all’outsider, al personaggio più lontano dalla politica intesa come reale e concreta. Ma cos’è la concretezza presunta davanti alla statica e recidiva inerzia, all’inconcludenza irritante, alle parole vaghe e vane? Ho la nausea e avrei voglia di aria e speranze nuova. Mi sento orfano di idee e visioni di vita. Vivo in un paese irrecuperabile, dove la coscienza pubblica è segnata. E anche se ormai la fiducia è assai ridotta, e anche se lo scetticismo mi corrode l’animo, voterò il chirurgo che sa spiegarmi cosa vuol dire essere laico.

Starò sempre dalla parte di chi non vuole decidere per me sulle questioni della vita. Dicono che sia un approccio limitato e non politico. Dicono che non sia politicamente appropriato. Ma il libero arbitrio è l’istanza più alta che la politica possa immaginare. Essere laico, vuol dire avere un metodo con cui vedere la vita e le cose. Avere un metodo vuol dire avere un’identità. L’identità che manca.

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Le mani

Pubblicato da under su 21 Settembre 2009

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Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

Vittorio Sereni

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Fotografia come romanzo.

Pubblicato da under su 13 Settembre 2009

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Willy Ronis ‘ Place Vendome’

C’è una foto a cui sono affezionato. E’ una foto semplice, ma così ricca di richiami, di ricordi, di sensazioni. Dove andrà quella donna? Fugge o accorre? L’ho immaginata in fuga, da un amore che impossibile o inopportuno. Una donna innamorata e vibrante, eppure obbligata a correre. Ne ho immaginato il coraggio e non il possibile peccato. Nella Parigi degli anni sessanta, in una piazza che ho sempre amato, sotto la pioggia e nel tumulto del suo cuore. Oggi scopro per caso che il suo fotografo si è spento, un grande fotografo “umanista”,  l’unico a sapere da cosa scappasse o cosa inseguisse quella donna. Non sarà più forse possibile svelare il mistero. Non è nemmeno così  importante. Rimarrà la poesia di un’immagine rarefatta e l’emozione sfuggente che susciterà per sempre in chi la osserverà.

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C’è sempre un luogo.

Pubblicato da under su 8 Settembre 2009

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C’è sempre un luogo per te. Forse tu non lo conosci, ma devi sapere che esiste. Quando tutto concorre per farti sentire fuori posto, quando senti di essere lontano da dove potresti sentirti vivo, il solo sapere che esiste un luogo, può dare senso a tutto il tuo viaggiare.

Potrai soffrire, e soffrirai , come chi cerca il senso di quello che fa.

Ti sentirai pronto per ogni città che abiterai, ma senza amarne fino in fondo le strade, le facce, le cose.

Ti sentirai adatto un giorno, felice un altro, annoiato e triste un altro ancora, disperato il successivo, pronto ogni volta a ricominciare il giro.

Ognuno di noi è sempre alla ricerca di un luogo giusto. Se non è fuga, tutto questo eterno viaggiare, questa dubbiosa e continua ricerca, sono solo le tracce di un tragitto che dobbiamo compiere verso una vita che merita comunque di essere raggiunta.

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