Pubblicato da under su 28 Giugno 2009

C’è un filo sottile che lega il mio mondo al luogo dove rimangono le cose che vorrei poter fare meglio. E’ l’esile ma tenace legame che sostiene il desiderio di essere anche altro.
In un’esistenza felice, l’esser felice è un atto obbligato. Occorre essere grato alla felicità che puoi vivere davvero. Grato e cosciente di tutte le rinunce che invece la felicità ha preteso e sempre pretende, fra cui l’impossibilità di essere altro, di potere vivere tutto il possibile.
C’è molta saggezza se rinunci al tuo altro per essere felice, ma il filo sottile non si deve spezzare. Lo si potrà seguire con le dita, ci indicherà un’altra via che conduce dove esistono le altre tue possibilità. La porta d’emergenza della vita che vivi, l’opportunità che sai di avere quando le cose potranno non funzionare.
Allora il filo che vedi è solo la speranza che diviene cosa.
E tengo così legato a me il mondo che potrebbe essere altro e non è, lo sorreggo con la leggerezza di un pensiero.
Il filo è sottile, forse inutile, ma non si romperà.
Pubblicato su Senza Categoria | 4 Commenti »
Pubblicato da under su 22 Giugno 2009

Il pugno stretto intorno al mio cuore
si allenta un poco, e io respiro ansioso
luce; ma già preme di nuovo.
Quando mai non ho amato
la pena d’amore? Ma questa si è spinta
oltre l’amore fino alla mania. Questa
ha la forte stretta del demente, questa
si aggrappa alla cornice della non-ragione, prima
di sprofondare urlando nell’abisso.
Tieni duro allora, cuore; così almeno vivi.
Derek Walcott
Pubblicato su Senza Categoria | 3 Commenti »
Pubblicato da under su 14 Giugno 2009

Uno scritto, un commento, una parola: non devono bastare. Solo il contatto, il vedersi, la conoscenza sembrano poter essere il fine vero di quel ci muove. E’ questo il modo, ed è questo che ognuno spera.
Ma chi cerca di che materia è fatto l’animo umano, perde tempo. Chi vuol trattenere per i sensi quel che si prova, avrà delusioni. E che dire di quel sussulto che prova il cuore, di cui rimarrà solo un ricordo flebile. Quell’attimo inesorabilmente perduto, che per volerlo vivere può passare la vita intera.
Solo le parole riusciranno a spiegarlo. Un pensiero basterà a farlo rivivere, una parola servirà a renderlo immortale.
E allora dico non rinunciare alla poesia, anche se la lontananza ne rende rarefatta la concretezza. Non rinunciare al calore della parola e al suo potere. Non è mai inutile scoprire che basta una parola per rendere ogni sogno più reale e quell’attimo sempre prossimo a venire.
Pubblicato su Senza Categoria | 7 Commenti »
Pubblicato da under su 7 Giugno 2009

Ho un cuore grande che pare non bastare. Di questo, dicono, dovrei essere felice. E invece spesso ho provato tristezza. Nel tempo ne ho elaborato il peso, sotto un velo di felicità vera. Non ho niente da negare e mi piace che questo possa apparire. Ho solo il desiderio di allontanare chi mi parla usando schemi tranquillizzanti, apparenze che mi vanno strette. Non ascolto chi non sa che l’esistenza spesso scorre in direzioni inattese, in rivoli che il senso comune, così inutile e feroce, non sembra mai potere arginare. Eppure è così semplice: ho amori fortissimi da sostenere e una felicità che pare sempre lontano dall’essere piena.
Chi dice che l’amore vero è sempre un’altra cosa, non conosce le pene e la grandezza di chi resiste alla vita vivendo ogni momento.
Pubblicato su Senza Categoria | 4 Commenti »
Pubblicato da under su 23 Maggio 2009

Toubkal, meta dei prossimi giorni. Con nuove emozioni da ricordare.
Pubblicato su Senza Categoria | 7 Commenti »
Pubblicato da under su 18 Maggio 2009

“Il fatto è che non ci credi. Non credi minimamente di riuscire a farcela, per questo ti dibatti in mille distinguo, in mille scuse. Non credi in te stesso, ecco svelato il mistero” gli disse alla fine: con il tono di chi sa di emettere una piccola sentenza.
E per quanto suonasse scontato, quel luogo comune insinuante mi colpì duro. Non so se a distanza di anni bruci più il fastidio di quell’ovvio fatto passare per saggezza. Oppure se dolga di più il rodere del dubbio che da latente si teme possa divenire certezza: non di rado capita che si stenti a credere come vera una verità detta in modo banale.
Perché è banale dire di credere in noi stessi. Diffido di chi ha certezze, diffido di giudici improvvisati che leniscono le loro piccole miserie affondando nelle incertezze degli altri.
Ancora oggi non credo in me stesso, perché è giusto che non sappia fino in fondo ancora chi sono. Le cose cambiano, mutano, ti corrodono, ti costringono a scegliere o loro scelgono per te. Voglio sempre essere in divenire, libero di odiare con sufficiente fiducia il mondo. Forte del mio diritto di cambiare, di non crederci del tutto. Disincantato anche su me stesso.
Pubblicato su Senza Categoria | 4 Commenti »
Pubblicato da under su 10 Maggio 2009

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola.
Pubblicato su Senza Categoria | 3 Commenti »
Pubblicato da under su 3 Maggio 2009

Lascia che ti immagini così.
Non c’è niente di male a pensarti felice.
Così come eri e come sarai.
Il resto è niente. Le persone, sai fingono.
Lascia che ti immagini così e non pensare a nulla.
Sarò felice per te, e mi sentirò un po’ più vero.
Pubblicato su Senza Categoria | 6 Commenti »
Pubblicato da under su 26 Aprile 2009
Immagine da Paisà di R. Rossellini
Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato: Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto… Accetto con rassegnazione il suo volere.
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l’Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse per i vent’anni della mia vita.
L’amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non sanno che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.
Giancarlo Puecher Passavalli
Di anni 20 – dottore in legge – nato a Milano il 23 agosto 1923 -. Subito dopo l’8 settembre 1943 diventa l’organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como) – Catturato il 12 novembre 1943 a Erba, da militi delle locali Brigate Nere – tradotto nelle carceri San Donnino in Como – più volte torturato -. Fucilato il 21 dicembre 1943, al cimitero nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere
Le Lettere contengono la voce di un altro popolo; di uomini e donne, appartenenti a tutte le età e a ogni classe sociale, consapevoli del dovere della libertà e del prezzo ch’essa, in momenti estremi, comporta. Chiunque anche oggi le leggerà, vi troverà un’altra Italia e non potrà non domandarsi se davvero non ci sia più bisogno di quella voce o se, al contrario, non si debba fare di tutto per tramandarla e mantenerla viva nella coscienza, come radice da cui ancora attingere forza.
Dalla Nota introduttiva alla nuova edizione di “Lettere dai condannati a morte della resistenza italiana” di Gustavo Zagrebelsky
Pubblicato su Senza Categoria | 5 Commenti »
Pubblicato da under su 19 Aprile 2009

Una volta o l’altra scriverò con le pietre,
giudicando ogni mia frase
in base al peso, al volume, al movimento.
Sono stanco di parole.
Non piú matita: impalcature, teodoliti,
la nudità solare del sentimento
che tatua nel profondo delle rocce
la sua musica segreta.
Disegnerò con file di ciottoli
il mio nome, la storia della mia casa
e la memoria di quel fiume
che sempre passa e si trattiene
tra le mie vene come un saggio architetto.
Con pietra viva scriverò il mio canto
in archi, ponti, dolmen, colonne,
di fronte alla solitudine dell’orizzonte,
come una mappa che si dispiega davanti agli occhi
dei viaggiatori che non ritornano mai.
Eugenio Montejo
Pubblicato su Senza Categoria | 3 Commenti »