Non c’è nessuna ragione particolare per cui fra due giorni andrò lontano da tutto e tutti sulle dolomiti.
Che ragione potrà mai esserci dietro la presa di armi e bagagli, tutti stipati in uno zaino. E stare a tremila metri, per una settimana buona, senza scendere mai, e arrampicare con funi e ganci e arrivare da sentieri, ma sempre in posti dove campo non c’è e il cellulare non esiste o quasi. E non c’è pc, e non ci sono auto. E camminare per dieci ore al giorno, per arrivare da monte a monte, da punta a cima. Monti dai nomi tanto noti, ma il più delle volte mai visti davvero o visti solo appesi a funivie. Senza sentire l’odore forte delle pietre, l’odore della storia che le accompagna. E albe e tramonti, rosa, rossi, gialli. Fulmini e acqua, neve d’agosto. E vedere di notte luci sopra e luci sotto e intorno buio. Straniero e intruso, a mezza via fra stelle e neon delle case.
E dormire tutti insieme, a strati, a piani. Fra odori, rumori. Fra scricchiolii di legno e giunture.
Eppure qualcuno ci prova a dirmi: vuoi fuggire e stare solo, da casa, dalla tua vita normale, dai tuoi amori, dai tormenti di questi tempi, dalle persone care che spesso deludono. Dai retta a me, è certo!
Oppure fai così per sfidare in piccolo il tempo, la vita e la morte, e cerchi un terreno adatto per la prova. Lì dove c’è fatica e altezza, ecco due signore sfide, dove trovare miglior simulazione?!
Oppure vuoi trovar del mistico, lì “da tanta parte dove l’ultimo orizzonte il guardo esclude”, tu che mistico non sei e lì lo vai a cercare.
Oppure lo fai solo per fare movimento e conoscere altre persone che cercano come te qualcosa: posto singolare e ostico per fare conoscenze, davvero.
No, non so. Non c’è una ragione particolare.
Forse è solo vero che ce ne sono tante.
Ma non è mai un caso. Come sempre.


