Understatement

Archivio per Settembre 2006

Scelgo

Pubblicato da under su 28 Settembre 2006

GoldfishScelgo…

Scelgo il cinema, ad esempio, e quella esistenza sospesa che non mi fa pensare.
Scelgo la poesia e le cose che non riesco a dire

Prima di dormire scelgo di non spegnere la luce, e non è paura del buio.
Scelgo di non morire e invece di vivere, e non è mai la stessa cosa.

Scelgo Milano, i gatti e le ortensie.
Scelgo i gatti e le ortensie insieme, in quel cortile di Città studi, a Milano, tanti anni fa.
Scelgo di non stare mai fermo e corro per distanziare il tempo.

Tenendolo lontano perchè non possa raggiungermi.

Perchè sia possibile fare tutto quello che scelgo: che scelgo di fare.

Scelgo i racconti.
Scelgo Hemingway,

E Levi, Faulkner, Fenoglio, Steinbeck, Pasolini, Pavese, Calvino
Scelgo di scrivere cose inutili.

Ma non la sciocchezza di non scriverle.

Scelgo di combattere, se serve. Serve sempre.
Spesso scelgo di essere bastardo e sincero. Egoista e attento.
Amo la contraddizione e il poter cambiare idea.
Scelgo il rosso e non guardo che tempo fa.

L’abitudine e la banalità non le scelgo mai.

Scelgo, quando posso, di stare solo. Ma la solitudine non mi piace.

E si può essere soli quando meno te lo aspetti.
Ascolto il dolore e i bisogni degli altri, questa è una grande scelta.
L’altro: è sempre una scelta.

Scelgo di non far soffrire chi mi ama, soffrendone un po’.

Scelgo anche di amare molto, con la paura certa di distruggermi ogni volta.
Stare bene, ecco cosa vorrei, non sempre ci riesco.
Scelgo di non cercarti più e di fermare il tempo a quell’istante sotto casa tua.

Scelgo di essere.
Scelgo di essere scegliendo.

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La vita è una storia raccontata da un idiota.

Pubblicato da under su 18 Settembre 2006

Dsa03scistanbul_bw_1Tu mi chiedi, che senso ha la vita? E che indirizzo possiamo darle?

Fatica inutile. Fare e disfare. Raggiungere e ottenere. Perdere.

Non si decide da soli. Non decide nessuno. Non decidi tu.

Certe volte mi trovo a pensare di poter prevedere il caso. Come se l’intelligenza e la volontà potessero bastare. Ma se già non sapessi di dover affrontare questo limite, io impazzirei.

Lo dico sottovoce, perchè lo sai: io penso di crederci ancora…

E perdona la mia incertezza.

Faccio finta di niente e lavoro e mi danno, pensando di poter guidare il destino e domare l’imprevedibile . E’ su questa sciocchezza che funziona il sopravvivere.

La vita è una storia raccontata da un idiota. L’intelligenza serve a capirla, solo dopo che è accaduta.

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Ritagli

Pubblicato da under su 14 Settembre 2006

Callahan_collage56 Sono ossessionato dai ritagli.

Ossessione è parola che ricorre spesso nei miei pensieri, quasi un lasciapassare obbligato per vivere di più: ma, davvero, per i ritagli non saprei come fare.

Strappo, taglio, ritaglio e metto via. Qualsiasi cosa su un giornale attragga la mia attenzione, che colpisca duro al cuore o alla testa, prendo taglio e metto via.

Il socialismo nella società ingiusta, serie di articoli, li ho letti tutti: il senso che manca nella politica, forse lo ritrovo. Ritaglio, metto via.

Metto tutto in piccolo mobile che strabocca di fogli di giornale, pezzi di articoli, biglietti di cinema e teatro, foto che conservo e che stanno ingiallendo. Le cose invecchiano, polverose, ma io le faccio vivere ogni tanto. Al tocco.

Spoon river dei polacchi, storie, vite di poveri sfruttati moderni e scomparsi. In 119. Foto straziante, articolo: taglio metto via.

E’ uno strano meccanismo di conservazione. E’ l’ingenua illusione di potere fermare le cose e farle proprie. Definitivamente. Trattenerle al nostro interno, metterle da parte per ricordarsene quando serve.

”Save the children “A scuola per fuggire dalla guerra. Maestri e bambini sotto le bombe. 43 milioni nel mondo. Non dimentico .Non voglio. conservo, metto via.

E’ un’ossessione seria o sciocca. Velleitaria o segnalatrice. O tutte quante le cose. Non sono poi così diverso nella vita, nessuno che abbia tensioni come le mie lo è. E’ davvero debordante in me la voglia di non tralasciare nulla. Con i ritagli.

Il Mantegna, mostra. leggerò. metto via.

Spesso sul conservare faccio un gioco, una prova: prendo e controllo l’ammasso dei ritagli a fette, a strati. Riguardo a salti quello che ho conservato nel tempo, è come contare gli anelli nel tronco di un albero.

Il tronco sono io.
E nella memoria fatta a fette di ritagli, foto e pagine di giornale, scopro sempre molto del mio pensiero, del mio modo di vedere la vita e di come è cambiato nel tempo.
Non è poi complicato riconoscersi in quei ritagli dimenticati.

E’ un gioco facile.

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Carezze date

Pubblicato da under su 8 Settembre 2006

Pernaslendoso_2"Le storie finiscono, è normale” mi disse amareggiato.

E’ così, pensai.

Spesso non ne conosci nemmeno il motivo. Ti accorgi della loro fine quando è tardi. E capita che le persone che pensi di vedere non ci sono più da tempo. Non le vedi, le senti vicino a te, nella stanza accanto, sedute sulla poltrona o davanti al forno: ma è come se non ci fossero. Finché alla fine vanno via ed è solo allora che è come se ricominciassi a vederle di nuovo.

E le immagini lì al loro posto , con le loro parole, le stesse che non si ascoltano mai e che anzi ti impediscono di pensare. E’ questo il momento esatto in cui ne percepisci l’assenza.

L’assenza fisica: carne, ossa, pelle; materia concreta al tatto, che dà sicurezza, che dà certezza.

Non è mai indolore percepire l’assenza fisica delle persone. E fa più male del rimorso, delle occasioni sprecate, del dolore che ti accompagnerà per quel pezzo di vita perduto.

“E’solo un momento, poi ricomincerai a vivere”, gli dissi alla fine abbozzando.

Con una falla nel cuore e con il ricordo ingombrante delle tante inutili carezze date.  Ma questo lo pensai solamente.

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Noia passante

Pubblicato da under su 5 Settembre 2006

- Sei tornato?

- Tornato. Mare splendido, tempo ottimo.

- Che fortuna che hai!

- Mi invidi? Non dovresti, ma grazie davvero.

Main1_4La noia è una brutta compagnia. E proprio nel momento in cui potresti fare e dare, è lì che la noia colpisce e ti intorpidisce.

E’ brutto scoprire di aver tempo e non saperlo usare come vorresti.

Non è tempo sprecato, è tempo che non ti sei nemmeno meritato.

Ed io non amo farmi regali, è il modo migliore che conosco per non accontentarmi e correre avanti.

Non è grave, e non è nemmeno serio: forse solo un po’ noioso.

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