Pubblicato da under su 30 Ottobre 2006
Avere cose da dire.
Avere cose da vivere.
Arrendersi può essere così dolce e accattivante, indipendente dall’età e dagli anni.
La ragione non ci aiuta, e anzi ci spinge alla sicurezza dell’attesa.
Mi chiedo se sia giusto avere tensione così forte. Se non abbia ragione lei.
Non vivere diminuisce il rischio. Cercare un senso e non accontentarsi invece crea pericolo .
Ma se è questa la passione che mi divora e fa di me quello che sono, allora questa è la via, ed io voglio percorrerla.
C’è ancora del caos dentro di voi, c’è ancora una stella danzante? (F. Nietzsche)
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Pubblicato da under su 12 Ottobre 2006
Quel giorno non la sentii nemmeno arrivare. Me la trovai davanti in cucina, rossa in viso e con i capelli all’aria, legati a fatica da un foulard giallo.
L’abbracciai sollevandola senza sforzo, intanto mi sorrideva.
“Non devi correre, hai il fiatone”, le dissi
“Lascia, sono felice”.
In una busta di plastica sul tavolo spuntavano sedani e insalate in ciuffi verdi e arruffati.
“Non ti sognare nemmeno di farmi mangiare quelle cose lì!”
“Vedrai “, mi rispose.
Apparecchiò la tavola con cura, ma mangiammo a letto. Nel letto, sul letto.
Ridevamo della sua presunzione. Fu facile perdonarle tutto, anche quelle verdure crude mangiate mentre ci amavamo.
Eravamo ancora abbracciati quando mi disse: “Devo andare”.
Mentre chiudeva la porta si fermò un attimo sulla soglia, giusto il tempo di guardarmi e sorridermi uscendo.
Corsi alla finestra, forse facevo in tempo a fermarla. La vidi attraversare la via che porta alla Besana e la sua rotonda. Correva. Guardò su verso la mia finestra, alzando la mano mi sorrideva ancora, potevo chiamarla a quel punto, ma non lo feci. Non avrebbe voluto.
La seguii con lo sguardo fino a che fu possibile. Svoltò l’angolo, dietro le mura, e sparì. Rimasi alla finestra.
Nelle mani stringevo il suo foulard giallo, lo portai alle labbra e lo baciai.
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Pubblicato da under su 5 Ottobre 2006
Ho personali battaglie in corso.
Sotto traccia, sotto pelle, invisibili ma cruente. Chi non ne ha?
Per me è diverso: impegnato da sempre nelle guerre di altri, ora mi trovo in trincea senza preavviso. Arruolato senza saperlo per età raggiunta e esperienza di vita spesa.
Destino strano di chi come me è stratega nel far vincere battaglie altrui e ora sconsolatamente non ha idee per le propria.
Che fare allora?
Si combatte. Ci si abbassa in trincea e si cerca il nemico a vista, senza saper dov’è. Si agita il fucile nel buio prima di sparare, senza farlo.
Si punta nel mirino, senza premere il grilletto. Con il calcio del fucile duro e compatto a premere la spalla, scegliendo con cura quella più lontana dal cuore.
Perchè il cuore è già provato abbastanza e non resisterebbe al fragore dello sparo.
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