Pubblicato da under su 29 Maggio 2007
So di non essere mai troppo allegro in quel che scrivo, anche se nella vita riesco a essere molto diverso. Ma quando scrivo non riesco mai a nascondere la mia inadeguatezza vera. E’ come se solo lo scrivere mettesse a nudo la coscienza ipocrita, e non potessi fare nulla per mettermi a tacere.
La vita vale così poco. Niente riesce a mitigare questa certezza. Vale quanto quello che in modo scontato posso dire e pensare. La ragione non so dov’è, ed è inutile cercarla, pur non perdendone la voglia.
Non provo nemmeno rabbia. Sono impotente, ed è la giusta punizione: il peccato originale da scontare.
Lo sconforto aumenta mentre, come ogni anno percorro il ” World press photo”.
Quelli intorno a me, appagano il loro senso dell’orrore ed escono contenti per quanto sono stati sensibili e umani: la loro coscienza è a posto.
Quest’anno invece non voglio sentirmi a posto. Ma non ho fede o altra certezza da contrapporre; come invidio chi riesce a rimediare così.
Dicono che se salvi una vita salvi l’intera umanità: sono davanti alle foto e alla loro stupida crudeltà, e so che difficilmente potrò fare qualcosa.
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Pubblicato da under su 18 Maggio 2007
La verità non credo che esista, ma non ne sono certo. Nel momento stesso che a me pare di averla acquisita, di averla raggiunta, basta un piccolo dubbio e già mi appare non vera. Tutto cambia. Il tempo cambia le cose, le prospettive, le verità: l’ho imparato a mie spese. Piccole insignificanti sofferenze che mi danno noia.
Spesso nella vita ci si trova davanti a un bivio, e per quanto si possa aver sbagliato, non credo sia il caso di recriminare sulla strada presa. Nel momento stesso in cui si pensa a quale fosse la direzione più giusta, ti appare davanti un altro bivio e già devi mettere in discussione tutto di nuovo.
Credo che alla fine davvero non conti quanti bivi hai sbagliato a prendere ma invece conti il fatto che sarà importante poterne affrontarne altri.
Chi dice o pensa di avere la verità in tasca, e la spaccia come tale, probabilmente ha solo smesso di camminare.
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Pubblicato da under su 7 Maggio 2007
Volare alto o accontentarsi? O peggio ancora, non pensarci nemmeno?
Mi pongo spesso questa domanda. In generale e in particolare.
Se la rendo in un certo modo pubblica e la condivido è perchè mi sembra una domanda importante. Importante per me, ed è ovvio. Non so se sentita da tutti, eppure non dovrebbero esserci dubbi.
Mi interrogo per esempio sulla scrittura da quando ho visto e sentito Roberto Saviano parlare del suo impegno, del suo libro “Gomorra”, della sua scelta di vita, di una scrittura che sa mordere. E mi interrogo sulla mia idea, mai compresa abbastanza, di voler scrivere o provare a farlo.
Del perchè scrivere, del perchè scrivere anche in un blog, si sono spesi molti; credo ogni blogger abbia inevitabilmente dedicato righe e pensieri sul suo motivo vero e originale.
Si scrive per essere letti. Ma io scrivo anche perchè credo che la parola debba avere peso. E voglio sentirlo nelle mie righe.
Non credo nemmeno sia l’argomento a fare la differenza, credo possa avere peso anche il solo parlare di amore, di amicizia se si riesce a creare comprensione dei turbamenti d’animo, condivisione e complicità con chi ti legge.
Comunque la parola deve avere peso per qualsiasi cosa voglia provare a fare. Scrivere su cose che contano, sfuggendo il banale e la noia. E mai questo compito mi è apparso così sconfinato e impossibile.
Ma mi ripeto: volare o lasciare perdere?
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