Pubblicato da under su 21 Giugno 2007
Coltivò a lungo l’idea che fosse possibile vivere controcorrente.
Non era possibile definirlo un ribelle. Di certo era una persona che non si piegava per forza alla forma e agli usi definiti del suo tempo; e così male si adattava a schemi che altri gli costruivano intorno. Ma la sua indole non prevedeva lo scontro, per lui il vivere era attraversare incolume lo stagno degli usi e dei pregiudizi correnti, provando solo a cambiare qualcosa: la sua insofferenza era la sua condanna e il solo antidoto che possedeva.
Era semplice la sua tesi: se intorno regna il banale e sei forzato a conformarti, non è sufficiente ripiegarsi per reazione in uno stile opposto. Essere ribelle e anticonformista così è fin troppo semplice. Spesso affermava, vedendo chi si agitava, usava slogan e non il pensiero, che scegliere una parte avversa è solo ricadere in una forma analoga a quella che si vuole abbattere. Non c’è ribellione grossolana che non resista a sua volta alla tentazione di diventare alla fine pregiudizio obbligato da seguire.
In fin dei conti riteneva e forse ritiene, che in questa povertà immateriale, in questa selva di paure indotte, in questa artificiale creazione di desideri da seguire: la vera rivoluzione, l’andare controcorrente, è il ricominciare a pensare.
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Pubblicato da under su 13 Giugno 2007
Dovresti essere più arrabbiato! Arrabbiato con il mondo, con tutti. E la tua rabbia farla fluire in quello che scrivi, distruggendo e annichilendo tutto e tutti!!
Mi dicono, ma non ci riesco.
E dire che non mi manca nemmeno quella dote ben visibile che è l’ira. E assecondo spesso l’arrabbiatura, anche se non sopporto il rancore o il risentimento.
Mi chiedo però se davvero per dare senso alla mia piccola esistenza devo solo e comunque essere incazzato con il mondo. So da me che la bontà è una dote ipocrita e che la ira e l’orgoglio fanno danni, ma rendono l’uomo più vero.
Ma non ci riesco.
Sono una persona non facile e tutt’altro che accondiscendente. Ultimamente provo anche il sottile piacere dell’essere odiato. Io che non ho mai amato di esser odiato. Ma non me ne faccio nulla di quest’odio e non sarà mai la cifra del mio mondo.
Io voglio distruggere e creare allo stesso tempo. Un’azione deve contenere il germe dell’altra, e se una volta distruggo so che lo faccio per creare qualcosa. Non amo uno sterile nichilismo, come non sopporto la mera testimonianza, o fare l’anima bella sopra il mondo cinico e crudele. Distruggere lasciando spazio per creare, vedendo un orizzonte migliore ma fattibile, un posto nuovo che si potrà toccare e non solo pensare: questo vorrei. Credo che si chiami speranza, è l’unico motivo per cui ha ancora senso arrabbiarsi. Concretamente indignarsi.
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Pubblicato da under su 6 Giugno 2007
Non voglio più vederti così, le dicevo. Ma non potevo ammettere niente. Talvolta la seguivo nei suoi amori sconclusionati e folli. Nelle sue sofferenze da amori eterni spenti alla prima difficoltà. E cercavo il modo per ricondurla a quello che pensavo potesse essere un amore giusto. Ma poi mi fermavo. Per una sorta di tenera leggerezza, per un’inevitabile ragione, non osavo altro. Non me ne faccio una colpa, non c’è mai un amore perfetto. Lei cercava un orizzonte, ossessivamente voleva la prospettiva di una vita possibile e certa. Una sicurezza che a volte l’amore sembra poter disegnare. L’amore che vale è solo quello destinato per sempre alla costruzione di una cosa, mi diceva. Io annuivo, ma sapevo che l’amore è anche altro. E cambia nella vita al solo scorrere del tempo, cambia e non te ne accorgi. Parti per costruire, e ti illudi che basti solo il partire. Alla fine rimpiangerai solo il momento in cui ti sei innamorato, poi tutto diviene altro o non lo diviene nemmeno.
Così avrei voluto dirle, ma non l’ho fatto.
Ho lasciato solo che soffrissimo in due.
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