Understatement

Archivio per Gennaio 2008

Io mi ricordo.

Pubblicato da under su 27 Gennaio 2008

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Che differenza c’è fra memoria e ricordo? Il ricordo è volatile, fuggevole. E’ cosa buona da raccontare, da condividere con chi è vicino. La memoria, no, è cosa altra. E’ ciò che cristallizza, che si condensa dai ricordi, dalle storie di tutti.E’ come se la potenza del ricordo di ognuno trovasse alla fine il suo compimento e si sciogliesse in una virtù di tutti. Una scontata, sottovalutata, banalizzata virtù senza la quale non saremmo ciò che siamo. Io ricordo, per me la memoria ha valore.  

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
 

Primo Levi   

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Idea di libertà

Pubblicato da under su 20 Gennaio 2008

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C’è un’idea di libertà che non è vera. Siamo liberi in apparenza, ma il nostro cammino è vincolato. Basta un mutuo, un lavoro precario, un lavoro che non c’è, e la libertà sfuma. Basta un ruolo o un vincolo e la libertà di scegliere ciò che si vuole essere o fare, sfuma. Abbiamo sempre un ruolo sempre da mantenere. E se vogliamo lasciarlo, spesso lo facciamo per inseguirne un altro che ci legherà. Non c’è certo libertà nell’essere poveri, non c’è niente di buono nell’essere poveri. Meglio, molto meglio essere ricchi. Ma anche essere ricchi non rende liberi del tutto. In difesa, egoisti, volgari e obbligati a esserlo. Lasciamo chi abbiamo amato oppure non amiamo del tutto, perchè abbiamo paura della noia o dell’impegno. Ma poi la speranza è quella di amare sempre. Inseguiamo spesso il potere, pur sapendo che una volta raggiunto non saremo più liberi nel lasciarlo. Oppure si scappa per non sentirsi vecchi, o per sentirsi un’altra cosa:  ma che schiavitù è il volere apparire giovani, non riuscendoci spesso. O il volere apparire ciò che non si è.  Nella libertà falsa di essere ciò che si crede al momento. In bisogni che  è il contorno a scegliere per noi e non il contrario. Per uno che abbandona tutto, un milione non si accorge di nulla. Non rinuncerei mai alle possibilità che ho, al mio benessere di occidentale svagato. Ma per mantenere queste possibilità siamo obbligati a essere spietati e falsi con chi nel mondo non ha nulla. Siamo perfino liberi di pensarci virtuosi, o diversi d’animo, se ci va, ma  è tutto falso: per ogni cosa che facciamo, la conseguenza è inevitabile,  tracciata da tempo. Da altro che non dominiamo e che ci obbliga a essere come siamo. E siamo legati, legati a un’idea di libertà che in realtà non esiste.

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Non ditemi mai

Pubblicato da under su 13 Gennaio 2008

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Ci vorrebbe un interruttore al cuore. Da azionare quando ci si accorge che il passo è sbagliato. Quando si ha solo il dubbio che il sentimento tira dove non deve. Quando la passione nasconde la ragione e ben presto ti attendi di soffrire o far soffrire. Sembro non averlo quel dannato interruttore, o ne ho perduta la traccia.  Ci vorrebbe davvero, ma non lo trovo.Un pulsante da cercare a tentoni come quando si è accecati al risveglio. O quando sorpresi da una vampata di sole,  di istinto difendi gli occhi per  aprirli poi lentamente. E non vedi. Non vedi nulla per istanti lunghissimi. Farei di tutto per spegnere quel chiarore quando accade, farei di tutto per non soffrirne il dolore.   Ma se l’alternativa è il buio. Ma se una volta chiuso l’interruttore non sarò mai più accecato e non avrò mai più bruciature.  Allora non ditemi, vi prego, non ditemi mai dove si trova.   

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Saldi

Pubblicato da under su 6 Gennaio 2008

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Ho preso in saldo alcune cose, ma non perchè valgano meno. Le ho prese in quantità perchè al prezzo normale sembra non le voglia più nessuno. Sono fondi di magazzino. Demodè, come certe gonne larghe, come certe scarpe chiuse. Le ho prese perchè sono cose che si consumano e avvizziscono se non alimentate, rinnovate, confermate. Hanno il gusto dolciastro del buon sentimento, della retorica a buon mercato. Ma mai potrei pensare di fare senza, mentre molti invece lo fanno. Ho cercato e preso in saldo l’impegno per l’altro, l’intelligenza che possa servire, la speranza da coltivare, la caparbietà nel raggiungere e l’amare sempre senza attendersi nulla in cambio di diverso.

Non ho cercato niente di più, perchè non credo possa servirmi altro per l’anno che viene.

E per gli anni a venire.  

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