Understatement

Archivio per Aprile 2009

Lettere da altri uomini e di tempi lontani

Pubblicato da under su 26 Aprile 2009

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Immagine da Paisà di R. Rossellini

 

 

Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato: Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto… Accetto con rassegnazione il suo volere.                             

Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l’Italia.  Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse per i vent’anni della mia vita.

L’amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.  Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non sanno che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.            

Giancarlo Puecher Passavalli

Di anni 20 – dottore in legge – nato a Milano il 23 agosto 1923 -. Subito dopo l’8 settembre 1943 diventa l’organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como) – Catturato il 12 novembre 1943 a Erba, da militi delle locali Brigate Nere – tradotto nelle carceri San Donnino in Como – più volte torturato -. Fucilato il 21 dicembre 1943, al cimitero nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere

 

Le Lettere contengono la voce di un altro popolo; di uomini e donne, appartenenti a tutte le età e a ogni classe sociale, consapevoli del dovere della libertà e del prezzo ch’essa, in momenti estremi, comporta. Chiunque anche oggi le leggerà, vi troverà un’altra Italia e non potrà non domandarsi se davvero non ci sia più bisogno di quella voce o se, al contrario, non si debba fare di tutto per tramandarla e mantenerla viva nella coscienza, come radice da cui ancora attingere forza.

Dalla Nota introduttiva alla nuova edizione di “Lettere dai condannati a morte della resistenza italiana” di Gustavo Zagrebelsky

 

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Scrittura

Pubblicato da under su 19 Aprile 2009

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Una volta o l’altra scriverò con le pietre,
giudicando ogni mia frase
in base al peso, al volume, al movimento.
Sono stanco di parole.

Non piú matita: impalcature, teodoliti,
la nudità solare del sentimento
che tatua nel profondo delle rocce
la sua musica segreta.

Disegnerò con file di ciottoli
il mio nome, la storia della mia casa
e la memoria di quel fiume
che sempre passa e si trattiene
tra le mie vene come un saggio architetto.

Con pietra viva scriverò il mio canto
in archi, ponti, dolmen, colonne,
di fronte alla solitudine dell’orizzonte,
come una mappa che si dispiega davanti agli occhi
dei viaggiatori che non ritornano mai.

Eugenio Montejo 

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Lontano, vicino

Pubblicato da under su 13 Aprile 2009

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Henry Cartier Bresson “L’Aquila 1952″ 

 

Non so chi siete, quali storie avete vissuto, in quale contrada avete abitato, se parlate solo il dialetto. O se non siete italiani, da quale paese siete venuti, quale lingua parlate. E quanti figli avete, o se siete soli. E quanti anni avete, se avete amato o siete amati, se ogni giorno vi alzate presto, o se lavorate nei campi, o in un’officina, nell’industria vicina. Se vi piace andare al mercato, leggere un libro, bere un caffè, fumare piano per sentire il sapore. O l’odore dei libri, o sentire la terra umida fra le dita. Vedere la tv la sera, o maledire il rumore dei ragazzi in strada. Stare alla finestra alla sera, attendere il mattino. Subire la vita, affrontarla. Storie. Persone.

Non so chi siete, chi siete stati. Ma non importa.

Senza strade da percorrere, o scale da salire, o muri che proteggono, o pavimenti su cui poggiare. Anime senza più luogo e cari.

Non ho gesti retorici, non ho preghiere che possano sortire effetto. Ho solo piccole somme da inviare, pensieri per chi non c’è più.

Sprovveduto davanti alla tragedia, sento nel mio normale fluire distante lo svelamento improvviso del dolore del mondo, sempre apparentemente lontano, sempre così concreto e vicino. E che non posso dimenticare.  

 

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Non può mai essere due

Pubblicato da under su 5 Aprile 2009

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Uno per uno è uguale a uno
Ne consegue che in due sei comunque solo
Ne consegue che in due sei una cosa sola con l’altro
Ne consegue che l’altro è solo come te.

Vera Pavlova

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