Pubblicato da under su 23 Agosto 2009

Amo tornare fra le mie cose. E non per quella sicurezza che può comportare l’avere intorno nuovamente il mio piccolo scenario noto. Amo rielaborare qui ciò che ho da poco visto e sentito.
La vacanza non finisce al mio ritorno, continua anche appena dopo, con quei momenti fuggevoli in cui si prende coscienza delle sensazioni vissute. Dove il viaggio diviene fondazione, dove l’esperienza diventa forza.
Come certe pietre che sospendono il loro rotolare sul ciglio di un dirupo, trattenendo l’energia prima di scendere a valle. Come la neve che il sole non riuscirà a sciogliere del tutto. Come la sabbia che resiste al mare mentre viene trascinata via.
Il ritorno dopo un viaggio non richiama solo la speranza di nuove cose possibili che potrò fare, ma l’idea che possa essere più pronto.
Pronto a rispondere alle provocazioni, inseguendole. Alle contraddizioni, coltivandole. Ai pericoli dell’animo, cercandoli.
Non conosco altra idea di vita se non questa.
Resistere, affrontare la tempesta, cercando sempre e comunque l’emozione che potrebbe travolgermi irreparabilmente.
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Pubblicato da under su 1 Agosto 2009

Nel mio andare e venire, nel mio restare sempre e comunque, nel mio arrivare in alto, nel mio allargare le braccia per prendere tutto, nella mia fatica apparentemente senza senso, nel mio provare a cercare il silenzio, io spesso trovo conferme del mio piccolo senso del vivere.
Un’altra settimana ancora in alto.
Non è mai fuga: senza pretesa alcuna, prendo le mie certezze e le metto alla prova con il mondo.
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Pubblicato da under su 26 Luglio 2009

…Un giorno, piccola, non so quando,
raggiungeremo il posto dove vogliamo davvero arrivare
e cammineremo nel sole,
ma fino ad allora i vagabondi come noi, amore, sono nati per correre.
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Pubblicato da under su 20 Luglio 2009

…..e la luna, la fredda, buia, disabitata luna, il pianeta che forse si distaccò dalla terra quando questa era ancora in uno stato di semi-fluidità, potrà ancora suggerire ai poeti le immagini della falce, del corno, del velo, dello specchio oscurato; e dalle varie fasi delle lunazioni i pescatori, gli aruspici e i viaggiatori sedentari potranno trarre presagi, auguri e tutto un vasto repertorio di ciò che in altri tempi fu detto «poesia».
17 luglio del 1969 Eugenio Montale
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Pubblicato da under su 10 Luglio 2009

Parto, e vado seguendo le nuvole in alto. Il mio pensiero viaggerà veloce verso chi le ama. Come me.
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Pubblicato da under su 5 Luglio 2009

Se tu fossi qui vicino, vedresti che la distanza fra noi è di quelle che non si misurano a metri. E ti accorgeresti che è proprio complessa l’idea di gioia che sembra accomunarci. Ma avresti di che essere felice perché scopriresti che un modo esiste. Esiste un modo perché cuore e pensiero possano fondersi insieme. La sintesi difficile, qui la riconosceresti, la sentiresti: poco prima che sfumi veloce, senza forse riuscire a fermarla in tempo. Perché la vita traccia e disfa, fila e conserva, e pesa sempre su ognuno dei sogni che possiamo fare.
Non c’è infelicità alcuna in questo. Lottare contro l’intreccio della vita è solo sciocco se non conservi l’idea delle speranze che si possono realizzare.
Ne abbiamo la certezza, siamo due esistenze che si sono sfiorate, potenti, luminose. E abbiamo capito che è possibile ogni cosa.
Per noi la distanza non esiste, e non c’è metro o misura che possa tenerci lontano.
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Pubblicato da under su 28 Giugno 2009

C’è un filo sottile che lega il mio mondo al luogo dove rimangono le cose che vorrei poter fare meglio. E’ l’esile ma tenace legame che sostiene il desiderio di essere anche altro.
In un’esistenza felice, l’esser felice è un atto obbligato. Occorre essere grato alla felicità che puoi vivere davvero. Grato e cosciente di tutte le rinunce che invece la felicità ha preteso e sempre pretende, fra cui l’impossibilità di essere altro, di potere vivere tutto il possibile.
C’è molta saggezza se rinunci al tuo altro per essere felice, ma il filo sottile non si deve spezzare. Lo si potrà seguire con le dita, ci indicherà un’altra via che conduce dove esistono le altre tue possibilità. La porta d’emergenza della vita che vivi, l’opportunità che sai di avere quando le cose potranno non funzionare.
Allora il filo che vedi è solo la speranza che diviene cosa.
E tengo così legato a me il mondo che potrebbe essere altro e non è, lo sorreggo con la leggerezza di un pensiero.
Il filo è sottile, forse inutile, ma non si romperà.
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Pubblicato da under su 22 Giugno 2009

Il pugno stretto intorno al mio cuore
si allenta un poco, e io respiro ansioso
luce; ma già preme di nuovo.
Quando mai non ho amato
la pena d’amore? Ma questa si è spinta
oltre l’amore fino alla mania. Questa
ha la forte stretta del demente, questa
si aggrappa alla cornice della non-ragione, prima
di sprofondare urlando nell’abisso.
Tieni duro allora, cuore; così almeno vivi.
Derek Walcott
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Pubblicato da under su 14 Giugno 2009

Uno scritto, un commento, una parola: non devono bastare. Solo il contatto, il vedersi, la conoscenza sembrano poter essere il fine vero di quel ci muove. E’ questo il modo, ed è questo che ognuno spera.
Ma chi cerca di che materia è fatto l’animo umano, perde tempo. Chi vuol trattenere per i sensi quel che si prova, avrà delusioni. E che dire di quel sussulto che prova il cuore, di cui rimarrà solo un ricordo flebile. Quell’attimo inesorabilmente perduto, che per volerlo vivere può passare la vita intera.
Solo le parole riusciranno a spiegarlo. Un pensiero basterà a farlo rivivere, una parola servirà a renderlo immortale.
E allora dico non rinunciare alla poesia, anche se la lontananza ne rende rarefatta la concretezza. Non rinunciare al calore della parola e al suo potere. Non è mai inutile scoprire che basta una parola per rendere ogni sogno più reale e quell’attimo sempre prossimo a venire.
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Pubblicato da under su 7 Giugno 2009

Ho un cuore grande che pare non bastare. Di questo, dicono, dovrei essere felice. E invece spesso ho provato tristezza. Nel tempo ne ho elaborato il peso, sotto un velo di felicità vera. Non ho niente da negare e mi piace che questo possa apparire. Ho solo il desiderio di allontanare chi mi parla usando schemi tranquillizzanti, apparenze che mi vanno strette. Non ascolto chi non sa che l’esistenza spesso scorre in direzioni inattese, in rivoli che il senso comune, così inutile e feroce, non sembra mai potere arginare. Eppure è così semplice: ho amori fortissimi da sostenere e una felicità che pare sempre lontano dall’essere piena.
Chi dice che l’amore vero è sempre un’altra cosa, non conosce le pene e la grandezza di chi resiste alla vita vivendo ogni momento.
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